VENITE A VISITARLO…

Il fascino dell'Alto Molise risiede sia nella ricchezza delle arcaiche e genuine tradizioni montanare e pastorali, nella bellezza delle montagne, dei boschi, dei prati e nei colori della natura, ma anche nella sua millenaria storia, nelle numerose citazioni archeologiche, storiche, culturali ed artistiche.

Varie sono le bellezze naturali: la Riserva naturale di Montedimezzo, il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta, le abetine di Pescopennataro e il bosco di Monte Capraro, la Foresta Pennataro, ne sono un esempio.

Visitando i vari comuni, è possibile percorrere i più svariati itinerari: da quello naturalistico, arte e cultura, storico-archeologico, fino all’itinerario dei tratturi.

NE VALE DAVVERO LA PENA!

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Capracotta… La montagna tutto l’anno!

Tra le cime più alte dell’Appennino, situata a 1421 metri s.l.m., Capracotta è un’importante località sciistica invernale e storico-paesaggistica in estate.

La varietà del suo ambiente montano assicura d’inverno e d’estate la possibilità di percorrere svariati chilometri di sentieri tanto diversi per grado di difficoltà, per gli emozionanti scorci panoramici delle catene montuose della Majella e delle Mainarde, fino a vedere all’orizzonte le isole Tremiti e il Mare Adriatico.

L'avventura inizia infilando gli sci da fondo oppure le racchette da neve - che prendono il nome di ciaspole - oppure affrontando la sfida appagante di una escursione con gli sci.

Oggi vanta di uno stadio del fondo, in località Prato Gentile, che ha ospitato nel 1997 i Campionati Nazionali di Sci di Fondo, consacrando Capracotta tra le località di elezione per tale disciplina. La successiva apertura di una pista per lo sci alpino ha decisamente arricchito l’offerta capracottese, che vanta uno storico Sci Club, fondato nel 1914 e che si fregia della Stella d’Oro CONI e del Distintivo d’Oro FISI.

Capracotta è famosa anche per la sua mondanità ma bastano pochi passi fuori dal centro abitato per immergersi in un girotondo naturalistico ricco di flora e fauna.

I 10 ettari del Giardino della Flora Appenninica e i sentieri di montagna offrono incredibili suggestioni a chi li percorre a piedi o in mountain-bike attraverso la frescura delle abetaie e l'incanto dei boschi di faggio.

LA STORIA DI CAPRACOTTA

Le origini del nome sono legate principalmente a una leggenda che racconta che alcuni zingari, avessero deciso di bruciare una capra come rito di fondazione, nel luogo esatto in cui avevano deciso di costruire la loro città. La capra fuggì sui monti, dove morì, e gli zingari decisero di fondare lì la città. Una ricerca invece sostiene che Capracotta derivi dal latino “castra cocta”, accampamento militare, espressione legata probabilmente a un distaccamento romano che ebbe lì la sua sede di controllo della valle del Sangro.

Le più antiche tracce della presenza umana nel territorio di Capracotta risalgono al periodo Musteriano, ma il primo insediamento stabile è datato IX secolo a.C. Alcune campagne di scavo hanno portato alla luce un sito costituito da capanne circolari e edifici in marmo, risalenti al I sec. d.C., nei pressi di Fonte del Romito.

Questo abitato si trasforma in un insediamento esteso e socialmente complesso nel giro di pochi secoli fino a quando, nel I sec. d.C., un violento incendio interrompe questo processo di crescita.

Gli abitanti riescono a mettersi in salvo ma, la caduta di Roma e l’arrivo dei popoli invasori non permette alla comunità di risollevarsi.

Dominata per secoli, prima dai Longobardi, poi dagli Aragonesi e in seguito dai Savoia, nel 1860 Capracotta viene annessa all’Italia unita. Con l’aumento delle tasse esplode il brigantaggio e l’agro capracottese è funestato dalle terribili bande di Cuzzitto, Ferrara e Tamburrini. L’altra faccia di questa condizione di diffusa povertà è la massiccia emigrazione verso il continente americano.

Durante la II guerra mondiale il paese, escluse le chiese, l’edificio scolastico, l’asilo infantile e alcune case private, viene raso al fuoco con la dinamite. La popolazione è costretta a sfollare verso le regioni meridionali italiane controllate dagli Anglo-americani. Nel 1945, gli esuli tornano in paese e lo ricostruiscono ma, fino alla fine degli anni settanta, prosegue l’emigrazione verso le città industrializzate del Nord Italia e dell’Europa Occidentale.

Cosa vedere

  • Giardino della Flora Appenninica
  • Chiese
  • Palazzo baronale
  • Museo della civiltà contadina e dei vecchi mestieri
  • Altro…..

Cosa fare

  • Attività
  • Nordic Walking
  • Escursioni (con ciaspole e con guide specializzate)
  • Trekking (es. alba a Monte Campo e tramonto a Monte Capraro)
  • Equitazione
  • Sci (alpino e nordico)
  • Bicicletta (?) E-fatbike/mountain bike

 

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